Quest’anno Natale sarà casa. Quella nuova, dove le pareti non hanno ancora il nostro odore ma le piante hanno già trovato il loro angolo, lo specchio il suo riflesso, le scritte la propria parete e il caffè il proprio angolo della felicità. Fermarsi, alla fine, ha lo stesso sapore di viaggiare. Se non lo fai mai, non sai cosa ti perdi. Non sai cosa vuol dire vivere di quotidiane pillole di felicità a portata di mano, senza valige e fusi orari. Fermarsi è guardare quello che si è alla giusta distanza. Se lo si fa nella propria casa è una specie di autoanalisi. Ci si interroga, si riflette, a intervalli irregolari ma costanti.

 

L’idea di viaggio, da qualche anno annebbia la mia mente con strane idee di viaggi della vita, di quelli lunghi e memorabili. Ma poi mi chiedo: lo vorrei davvero? Sono davvero quel tipo di persona che dormirebbe senza problemi in letti diversi? Quella che non ha paura del cambiamento continuo? Non lo so. Guardo la postazione del mio pc, la mia coperta grigia, il posto del tavolo che non tradisco mai, quella tisana presa subito dopo mangiato e di cui lascio il bicchiere per ore. Quanto sarebbe diversa la mia vita?

 

Anche fermarsi, come viaggiare, è un esercizio altrettanto difficile da fare su se stessi. Contano il coraggio, la tenacia e il senso di leggerezza che tanto vorrei. Fermarsi costa fatica, una certa diligenza nel non tradire le proprie aspettative, nel non farsi risucchiare dal grigiore, da quella maledetta routine. Vuol dire guardare il mondo stando alla finestra e consci di stare e di voler stare alla finestra. Vuol dire ritagliarsi la propria oasi e accorgersi che tutto ciò di cui si ha bisogno è a portata di mano. Proprio lì vicino a noi. Buon avvento a tutti!

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