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All’inizio è stata dura. Eri piccolo, storto, imbragato da un piumino più grande di te e dalle cinghie del seggiolino. Forse è quella la prima foto in cui ti riprendo sulla mia bici. Quella che da donna single ai mille all’ora in piano si è trasformata in una mamma due posti prudente come non mi sarei mai immaginata. Ho imparato nei giorni a portarti con me, a sentire dolce ma pensate il peso del tuo primo anno e mezzo. E poi quello dei due. È quello dei tre.

Averti dietro, nel mio marsupio portatile mi ha insegnato quanto sia spaventoso avere la vita di un altro essere umano tra le proprie mani, quanto sia pericolosa la stanchezza e la sbadataggine alla guida e quanto sia la soddisfazione ad averti al mio fianco, come un’appendice del mio corpo.

Abbiamo cantato in discesa le peggiori canzoni di sempre, abbiamo affrontato mostri e pedoni, volato come aeroplani e rimbalzato sui dossi come delle palline impazzite. Alla fine senza farci niente. Ho voluto averti con me in autunno con la pioggia e in inverno con il freddo ma con la nostra copertina in pile. In estate… Vabbè, ci siamo divertiti alla grande, mangiando gelati a profusioni mentre piangevi che il caschetto ti faceva sudare.

Ti ho visto crescere allungando di mese in mese lo stallo in cui appoggi i tuoi piedini, allargando la cinta del tuo casco e quella del seggiolino. Sei diventato più pesante e io più tonica ma nostalgica. Hai preso confidenza con il mezzo… Non solo il mio ma anche il tuo. Ecco perché è arrivato il momento di andare, di lasciarci dopo questa grande avventura ciclistica insieme. Ora sei tu al comando della tua biciclettina e decidi tu da che parte andare. Io non posso che augurarti il meglio in ogni tua pedalata.

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