Andare-in-bici

Coltivare la resilienza un bici. Lo ammetto: in questi giorni pure io ho messo in garage la bici.
Freddo polare, freddo glaciale, freddo siberiano. Dopo la bronchite del più piccolo mi sono messa posizionata al calduccio della mia casetta, senza spostarmi più: tante provviste e poca voglia di mettere il naso fuori dalla porta. Così ho giocato tanto (ma tanto) cucinato e navigato per curiosare nei miei blog preferiti. Saltando da una pagina all’altra del web è venuta fuori la resilienza. Sì, sono giorni in cui va cosiiii… si cazzeggia.

Comunque, per dirvi che questa parola è un po’ la summa del mio pensiero su tutte le ciclo-mamme del mondo… . Cosa vuol dire? In psicologia è la capacità delle persone di affrontare eventi traumatici e stressanti della propria vita e di riorganizzarsi in maniera positiva dinanzi alle difficoltà. Ecco, la bici può dare una mano: aiuta a rafforzare la tenuta psicologica di fronte alle avversità. Come? Chi va in bici sa benissimo che non ci sono sempre 25 gradi e strade spianate.

Tutto può succedere: temperature avverse, strade impraticabili, ruote bucate, catene perse, buste delle spesa troppo pesanti, lucchetti smarriti e salite troppo ripide… bisogna armarsi di pazienza e andare avanti. Più volte ho messo a dura prova la mia pazienza come quando ho pedalato verso casa a ruote sgonfie con 18 chili nel seggiolino o completamente sul cerchione per arrivare prima. E quando un temporale mi ha rincorso fino al cancello di casa? O quando ho chiuso la bici con la catena senza avere le chiavi per riaprila? Potrei andare avanti e raccontarvene tante altre. La prima reazione è quella di tirare giù il mondo, poi, è d’obbligo ripartire. Altrimenti che resilienza sarebbe?

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