Oggi vi racconto un po’ chi è questa figura mitologica, mezza mamma mezza bicicletta. Un incrocio quasi perfetto (io mi reputo tale) in grado di coniugare il tempo di una famiglia alla velocità delle due ruote. E non è facile. Perché chi dice “beata te che te lo puoi permettere” dice una beata cavalcata. Muoversi su due ruote vuole dire prima di tutto pensare sempre “in anticipo”. È un’arte. Se con la macchia metti in conto la fila, il semaforo ecc… con la bici i conti li devi fare con la tua forza fisica. È quella che va calibrata, gestita, tutelata. Con un bimbo poi a seguito, ancora di più. La ciclo-mamma, così, oltre a non aver bisogno di andare in palestra (modestamente l’allenamento è quotidiano) risparmia di gran lunga sul budget familiare. Zero macchina, zero benzina, zero ticket per il parcheggio. Non male, non male. La ciclo-mamma inoltre si ammala davvero poco: munita di anticorpi per il freddo fino alle orecchie, per lei l’inverno è solo una stagione. Un po’ fredda ma che passerà come le altre. Non c’è raffreddore o mal di gola che l’arresti. La parola d’ordine è pedalare. E non è che con la bici si va a fare i giretti come gli anziani. No, fa la spesa, carica come un asino, va a pagare le bollette, accompagna i figli a scuola e a tutte le quattrocento attività pomeridiane. Carica e scarica come un muletto. Qualcuno la additerà, guardandola dal basso all’alto della sua macchinina e penserà Poveraccia, è costretta ad andare in bici, non può comprarsi una macchina. Ma questa è un’altra storia. Poi la sera, però, non chiedetele di uscire… farà fatica a trascinarsi fino al letto.

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2017 - Mamma e Bici