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Vere e proprie costruzioni da pagarci l’imu. Mostri colorati di plastica da occupare metà spiaggia. Labirinti e scivoli alla stregua di parchi giochi europei. Postazioni divertimento ogni venti metri senza soluzioni di continuità. Questa è la spiaggia di Rimini nel bene e nel male. Quella spiaggia organizzata come non ce n’è altre, con alle spalle gli alberghi e davanti una distesa sterminata di ombrelloni. E il mare? C’è ma non si vede. Perché il mare, quello con la riva e le onde, da queste parti non è al primo posto. Non è così che lo si intende. Qui la spiaggia è un posto all inclusive dove l’obiettivo è fare tanto è molto di più. Offrire tanto, talmente tanto, che chi ci viene si dimentica di fare un salto in acqua ( e meno male, visto il livello dell’acqua).

Per i bimbi, e i genitori stremati, questo è il paradiso: parchi giochi, baby parking, animazioni varie, strutture gonfiabili, piscine di acqua dolce, biblioteche per bambini, spazi allattamento, spazi ninna, punti ristori in abbondanza. L’organizzazione al quadrato, senza margini di errore.

Ma ci serve davvero una vacanza così? Io dopo molti anni di spiaggia riminese sono un po’ cotta: basta il vicino d’ombrellone a un metro, basta bagnini finto sorridenti, basta la musica a oltranza della publifono stile fascista. Basta. Ne ho le scatole piene. Ma poi è arrivato il treenne, l’impeto fatto a persona. E i giochini sono diventati la nostra seconda casa e le corse tra gli ombrelloni con il bagnino amicone anche. Perché i figli ci cambiano… È vero. Ma io fra poco, vi svelo un segreto, parto per la Sardegna… Yessssssss

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