Ci sono giornate in cui cambiare marcia è difficilissimo. Si parte in prima e si arriva in retro, senza mai avanzare. Sono giornate difficili da digerire, specie se sei mamma, specie se hai notti e notti bianche alle spalle, se il bimbo piange e sta male, se il bimbo piange e la febbre sale. E così di mattina, alle sei, quando fuori è buio e senti solo il camion dell’immondizia, il bimbo è già arzillo. Pannolino da cambiare, colazione da preparare. Lì già ti senti uno straccio, capelli sconvolti, faccia nom ne parliamo. Tutto è da fare, aprire, attivare. Insomma il giorno deve avere inizio. Ma che fatica. Pensi a tutte le ore che hai davanti e ti viene la nausea. Sono giornate interminabili, con nessuna idea per il pranzo e tante lavatrici da mettere in moto. Si accavallano i pensieri. Nulla sembra salvabile. Perché quando non dormi, il minimo sforzo sembra un muro insormontabile. Ti senti fragile come una ramo secco e ti dimentichi di tutto quello che intorno potrebbe esserci di buono. Non lo vedi ma c’è. Si alterano le situazioni, le parole vengono fraintese e uno scambio di battute rischia di trasformarsi in una litigata.
Ritrovarsi allo specchio, guardarsi, capire davvero quanto si è stravolte è un esercizio pericoloso. Accentua lo sconforto. Perché in fondo tutto quello che chiedi è un letto, un po’ di silenzio e qualche oretta di sonno. Non è concesso. Allora mentre ti guardi intorno e ogni cosa è da mettere a posto, da pulire, da lavare ecc… sbuca lui in pigiama, piccolo, sudaticcio e tutto quello che ho scritto sopra perde di senso.

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