Un tuffo nel passato, una madeleine fatta di sudore e occhi sbarrati. Così appena la maestra dagli occhioni sgranati del primo open day della prima scuola materna in lista (è un duro lavoro) ci ha mostrato la stanza del sonno io e mio marito ci siamo guardati e subito sono venuti alla mente i nostri peggiori incubi: l’obbligo di rimanere al buio e dormire. Perché tutti dormono e tu non dormi? Le puzzette dei compagnetti che ronfano, la maestra che come un segugio segue ogni tuo movimento, il sudore nei mesi estivi della brandina tutta appiccicosa. Ci siamo riguardati negli occhi: noi non gli faremo questo. No, il nostro treenne non patirà le pene dell’inferno come noi. Intanto, la cara maestrina ci mostra dei morbidissimi tappetini sui quali il piccolo potrà dormire comodamente… il bimbo, ci dice, verrà accompagnato gradualmente alla ninna con canzoncine e filastrocche e alla fine tutti felici a far la pennica. Ma chi? Ma la maestra lo sa quanti bimbi sono stati traumatizzati dalle stanze del sonno? Che ci sono adulti che ancora ne portano i traumi? Forse non lo sa, forse anche lei è stata una vittima della stanza del sonno e ha deciso di farla pagare a tutti. Io avanzo una proposta: perché non cambiare la stanza del sonno in stanza del gioco-relax? Suona meglio e magari i bimbi rilassandosi giocando si addormenterebbero senza sentirne l’obbligo.

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