Capodanno-rimini

Una tazza di latte, un filmetto e via a dormire. È risaputo che io non ami festeggiare in generale. Organizzare feste o appuntamenti festivi mi mette ansia ma soprattuto non mi piace. Infatti, ancora, non sono entrata nel magico mondo dei compleanni di mio figlio. E me ne guardo bene dal farlo. Più tardi è, meglio sopravvive la mamma.

Detto questo, Capodanno per me è una festa insulsa. A meno che non si traduca in un viaggio. Anche in questo caso, partire nel pieno delle feste, è solo un gran casino, quindi perché partire per poi, magari, festeggiare obbligatoriamente Capodanno? Deciso. Si resta a casa. Certo, in una città come la via, che già da settembre pubblicizza il Capodanno più lungo. Un po’ te la fanno pesare sti patiti romagnoli. Non vi dico il programma… davvero il più lungo del mondo: ci hanno messo di tutti, dalla polka agli spettacoli di pop art  incomprensibili. Ma non ci casco. L’ho provato un anno, quando ancora viaggiavo in solitaria con la mia dolce metà. No… il vento glaciale dal mare con Battiato di sottofondo non lo reggo.

A me, di questi tempi di tacchini ripieni e maglie con le renne, mi salta sempre in mente la frase di Loredana Bertè : “A Capodanno mi viene voglia di suicidarmi!” Che vuol dire tutto e niente. Che fa spaccare dal ridere e che un po’ fa riflettere. Cioè, non vuol dire che mi venga voglia buttarmi dal porto, però (parlo per me) viene quella malinconia che vorresti fosse subito il giorno dopo la Befana. E finalmente anche queste feste sono passateeeee. Ne avevamo le balle piene. Non è a voler essere anti-festa, ma il punto è che a Capodanno non c’è molto da festeggiare.

Un vecchio anno che se ne va? Che sia volta buona. La lista dei buoni propositi? Meglio non farla. Ubriacarmi? Non posso, con un bambino alle costole sono diventata pure astemia? E poi ho sonno. Alle dieci sono già bella andata. Cotta. Pronta per essere consegnata al materasso. Per poi sentire verso la mezzanotte l’urlo, spari in lontananza e qualche autista che non è arrivato in tempo alle festa. Così, anche quest’anno se n’è andato, e io, stupidamente felice, sono riuscita a non festeggiarlo.

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